VANGUARD RECORDS: 50 anni di coraggiosa avanguardia musicale.



Nonostante il rinnovato logo di forma ovale presentato per affacciarsi al nuovo millennio, l'immagine simbolo della Vanguard è storicamente diversa: un cavaliera procede, insegna alzata, a cavallo del fido destriero, esponente di un'avanguardia che, nel caso della label californiana, ha anche difeso, nella seconda metà del '900, le voci del dissenso.
Al'inizio degli anni '60, infatti, la Vanguard era davvero l'avanguardia del revival folk, in un periodo assai cruciale per la musica politicamente impegnata sul fronte della protesta per il conflitto in Vietnam e della difesa dei diritti civili, con in prima linea le tre prime donne, Joan Baez, Odetta e l'esotica Buffy Saint-Marie, mentre Country Joe & The Fish gridavano le loro idee pacifiste dal palco di Woodstock.
Ma nonostante i tempi e i proprietari siano cambiati, il catalogo Vanguard rimane uno dei cataloghi indipendenti più interessanti e significativi dei nostri tempi.




La Vanguard fu fondata nel 1950 a New York dai fratelli Seymour e Maynard Solomon. Il primo era un veterano dell'Air Force, recensore di musica classica e commentatore radiofonico; Maynard era invece un laureando alla Columbia University. L'azienda partì grazie al prestito di 10.000 dollari del padre, che possedeva un negozio di belle arti (e pare pubblicasse un giornalino di sinistra con la moglie). Da un ufficio di una sola stanza, i due fratelli imbustavano e spedivano i dischi da soli, passandosi la "presidenza" della record company avanti e indietro.
All'interno della Vanguard i Solomon avevano una collana chiamata Bach Guild. Il loro primo successo fu appunto un'opera di Gustave Mahler per voce ed orchestra su LP del 1951. Essi pubblicarono anche tutte le opere corali di Bach su 20 LP. I due fratelli apparvero sulla scena discografica in un momento assai propizio. Oltre a ridure i costi di spedizione, infatti, il nuovo formato LP a 33 giri permetteva di inserire tracce più lunghe rispetto ai vecchi 10 pollici a 78 giri: una vera fortuna per generi quali la classica ed il jazz. I Solomon pretendevano inoltre un suono impeccabile, respingendo più volte i test-pressing fino a che non ottenevano una qualità eccezionale; una caratteristica assai apprezzata dai loro clienti. Il motto "Vanguard: Recordings for the Connoisseur" (registrazioni da intenditori) che appariva sulle copertine era quindi quantomai appropriato.
I primi anni '50 furono anni difficili per gli artisti di sinistra. La "caccia alle streghe" degli anticomunisti e le relative liste-nere fecero sì, ad esempio, che il gruppo pop numero 1 del momento, i Weavers, si sciogliessero nonstante i loro successi su Decca (Goodnight Irene e On top of old smokey). Nel 1955 il loro manager, Harold Leventhal, convinse il quartetto (Pete Seeger, Ronnie Gilbert, Fred Hellerman e Lee Hays) a riunirsi per uno show natalizio alla Carnegie Hall.
La Vanguard lo registrò e lo pubblicò, avvicinandosi così per la prima volta al genere folk e The Weavers At Carnegie Hall fu un successone, nonostante il boicottaggio delle radio. Gli altri loro 4 LP rimasero in catalogo per anni.
Altri artisti dello stesso orientamento politico approdarono alla Vanguard: Leon Bibb, Cisco Houston, discepolo di Woodie Guthrie e la voce più controversa di tutta la musica americana: il nero Paul Robeson (1898-1976). Poco dopo seguì anche il filo-comunista talent-scout John Hammond senior, discendente dei Vanderbilt, l'uomo che aveva portato Billie Holiday e Bob Dylan alla Columbia. Dato che la Columbia aveva rifiutato alcune delle jazz sessions prodotte in maniera indipendente da Hammond con Buck Clayton, Jo Jones, Count Basie e Jimmy Rushing, egli le portò alla Vanguard insieme a diversi acetati degli storici concerti del '38-'39 "From Spirituals to Swing", da lui organizzati alla Carnegie Hall per dare un lustro al jazz nero al blues e al gospel con Benny Goodman che divideva il palcoscenico con Count Basie, Big Bill Broonzy, Sonny Terry e la band di Sidney Bechet.
Decenni prima che diventasse una moda, la world-music divenne un altro genere tipico della Vanguard. La compilation dei primi '60 intitolata The Sound of Folk Music raccoglieva musica spagnola, yiddish, tedesca e del Medio Oriente. Molti album Yiddish del tenore Jan Peeree sono ancora in catalogo negli USA.




Il 1958 segnò un vero e proprio spartiacque tra le correnti della musica comerciale.
Il revival folk era in pieno corso da quando il Kingston Trio aveva scalato le classifice fino al n.1 con la ballata folk Tom Dooley uscita su Columbia. La mecca di questa tendenza divenne l'annuale Festival Folk di Newport nel Rhode Island, dove i grandi nomi come Pete Seeger dividevano la scena con veri e propri artisti grass-roots come gli Stanley Brothers e i Georgia Sea Island Singers. La Vanguard si assicurò i diritti per le session dal 1959 al 1965 (per la pubblicazione delle registrazioni era comunque necessaria l'approvazione degli artisti). L'attrazione principale dello show del 1959 si rivelò essere una 18enne pacifista di nome Joan Baez.
La Columbia tentò di cavalcare l'onda del boom folk e di mettre sotto contratto la Baez, la quale però preferì firmare con Vangaurd in parte per via dello spirito dell'etichetta e in parte perché i Solomon saggiamente superarono l'offerta Columbia. L'album omonimo della Baez del 1960 era un capolavoro che narrava in musica i mali del mondo, com straordianria purezza ed intensità, da All my Trials, all'antica storia di pirati Henry Martin, alla ballad del 18° sec. Mary Hamilton, che raccontava la storia di una serva del re condannata alla galera per aver ucciso il figlio.
Nonostante l'impegno di Joan sul fronte del pacifismo e dei diritti civili, l'album Joan Baez ed il seguito del '61, Joan Baez 2 erano di fatto album apolitici. Il terzo, Joan Baez In Concert del 1962, invece vantava hits come Pretty Boy Floyd di Woody Guthrie e What Have They Done to the Rain.
Il capitolo successivo fu Joan Baez In Concert Vol.2. "Vi canterò la canzone di protesta più gentile che conosco. Non protesta in modo gentile ma è gentile almeno nei suoni," diceva Joan nell'intro. E mentre la guerra in Vietnam e le proteste per i diritti dei neri andavano verso l'escalation, la Baez alzava il tono della protesta appunto con We Shall Overcome. Grazie anche al contributo di Bob Dylan e di Phil Ochs e Tom Paxton (allora con Elektra) il movimento delle canzoni di protesta era in pieno vigore, alimentato dalla rabbia e dall'entusiamso dei giovani.

Grazie ai profitti e al prestigio derivanti dal successo della Baez, la Vanguard potè mettere sotto contratto nuovi artisti, come Buffy Saint-Marie e i canadesi Ian & Sylvia. Nel suo album-debutto It's My Way, Buffy con il pezzo Universal Soldier attribuiva la responsabilità del "malgoverno" direttamente alla popolazione, mentre con il brano Now that the Buffalo's Gone, prendeva le difese dei consanguinei indiani americani, mentre i due artisti folk più eclettici, Ian Tyson e la futura moglie Sylvia Fricker andavano alla ricerca di vacchie ballate tra libri e registrazioni casareccie.
Più specificamente, la Vanguard si addentrò nel genere indigeno americano con il chitarrista Arthel "Doc" Watson e il figlio Merle i quali, a differenza di Ian & Sylvia che apprendevano le ballads tra coffehouses e nastri fatti in casa, erano invece i protagonisti delle storie narrate nelle ballads, come storia familiare.
Jim Kweskin & the Jug Band, nella culla del folk di Cambridge, Massachussetts, rispolveravano il comic blues il jazz ed il pop autoctono degli anni '20 e '30, mentre l'assai dotata Maria D'Amato (sposata poi con il chitarrista Geoff Muldaur) urlava i suoi assoli su Don't you Feel my Leg e Midnight at the Oasis.
Ma il duo più originale che abbia mai firmato per Vanguard, fu senz'altro quello formato dalla sorella minore di Joan Baez (allora teenager) Mimi e dal marito compositore Richard Farina, che, come il giovane Dylan, alimentava leggende sul proprio conto raccontando il passato di guerrigliero nelle fila di Fidel Castro.
Il loro album Reflections in a Crystal Wind del 1965 segnò il passaggio di Vanguard dal folk puro al folk rock.
Ma l'etichetta dei Solomon si avventurò anche sul genere della musica irlandese, facendosi licenziare per gli USA gli album della britannica Transatlantic. Dalla formazione dei Clancy Brothers reclutarono così il solista Liam Clancy.

L'impatto della British Invasion sul rock, comunque, influenzo anche le produzioni di genere tradizionale o dei cantautori della Vaguard e i risultati furono sorprendenti: Buffy St.Marie si diede all'elettronica nell'oscuro Illuminations mentre Ian & Sylvia e Joan Baez virarono sull'elettrico rispettivamente con gli album Play One More del '66 e Farewell Angelina, contenente la hit antimilitarista di Dylan A Hard Rain's Gonnna Fall, con la famosa copertina di Richard Avedon. L'altro suo sofisticato e famoso album Joan venne arrangiato da Peter Schickele, come pure l'orchestrale Baptism che riprendeva poesie originali di William Blake, James Joyce, Walt Whitman e Rimbaud.
E mentre i grupppi più tradizionali si evolvevano nella modernità, la Vanguard si evolveva ancora di più nel moderno blues. Odetta, in partenza per la RCA, venne sostituita da John Hammond Jr. il quale approdò alla musica nonostante il parere contrario del padre, famoso produttore, che voleva a tutti i costi fargli continuare gli studi. Sebbene la Vanguard facesse di solito fare agli artisti ciò che volevano, Hammond si scontrò con la label dopo soli due LP (l'acustico John Hammond e l'elettrico Big City Blues). Le divergenze riguardavano l'album del 1965 So Many Roads e Hammond lasciò. La sua dipartita, comunque, non era destinata ad essere permanente.
Proprio con il blues la Vanguard ottenne per la prima volta il piazzamento al numero 1 con un singolo. Si trattava della cover di Walk Right In dei Gus Cannon's Jug Stompers, eseguita dai Rooftop Singers, guidati dall'ex Weaver Erik Darling al banjo. Il produttore e A&R-man; Sam Charters (che aveva prodotto LP blues per Prestige e Folkways) divenne l'uomo di punta dell'etichetta: "Registrare il vero blues era la mia missione," ricorda Charters, "Un giorno Allen Ginsberg mi disse:-State riscoprendo gli eroi sconosciuti della tradizione americana,- Cercavamo di portare il country-blues in un contesto particolarmente melodico e comprensibile. Presentavamo i nuoi musicisti al pubblico come dei poeti maledetti, gli oscuri poeti del folk...i Rimbaud della nostra tradizione culturale.
Charters realizzò tre famose compilation su LP Chicago:The Blues Today contenenti quattro brani per ogni artista (da quest'anno raccolte in un bel cofanetto di CD). Vi apparivano tra gli altri, James Cotton e Junior Wells. Ne scaturì un rifiorire di LP solisti per Cotton, Wells, Buddy Guy e Otis Spann e nel frattempo Charters mise sotto contratto anche alcuni country-bluesmen riscoperti sulla fine delle loro carriere, quali Mississippi John Hurt e Skip James. Arrivarono poi anche John Fahey, guru della chitarra a 12 corde e il bluesman bianco Charlie Musselwhite e di seguito la Siegel Scwhall Band.
Infine fu anche il momento dell'era psichedelica. Dalla cittadina politicamente impegnata per antonomasia, Berkeley, CA, arrivarono Country Joe & the Fish, tra i succressi più innovativi di Vanguard all'epoca.



Alla fine degli anni '60, sebbene i tempi cambiassero rapidamente e diversi artisti decidessero di andarsene, nessuno dei loro album realizzati per le altre etichette in seguito eguagliò quelli registrati per Vanguard. L'LP di addio di Joan Baez, Blessed Are… fu addirittura uno dei più acclamati della sua carriera.
L'impegno politico caratteristico degli anni '60 lasciò il posto all'era del'individualismo: gli anni '70. La Vanguard si mosse in altre direzioni tenendo a battesimo il folk-jazz degli Oregon, il jazz-rock di Larry Coryell e l'ex giallista Kinky Friedman e i suoi Texas Jewboys con la loro satira. Nel 1976 ritornò John Hammond: "Decisi che volevo ricominciare da solista e non riuscivo ad immaginare etichetta migliore della cara vecchia Vanguard che mi aveva lanciato…"
Da New Orleans arrivò Roosevelkt Sykes il quale all'atto di frimare un contratto per una session dichiarò: "Non firmo nessun contratto: voglio essere pagato prima di suonare." Gli fu detto che gli sarebbe stato mandato un assegno, ma lui continuò: "Non mi metto neanche al piano se prima non ci posate sopra 600 dollari." Allora qualcuno della label si recò in banca e prelevò 600 dollari che furono piazzati sul piano. Sykes era della vecchia scuola e aveva già preso abbastanza fregature… Deluso dalle altre albel approdò alla Vanguard anche Tom Paxton che segnò due hit con gli LP Songs from the Briarpatch e Heroes.
La Vanguard tentò anche un paio di incursioni nel territorio dance con le valide prove dei Players Association e di Alisha, ma si trattava di un settore poco familiare.
Finchè nel 1986 Maynard Solomon, che voleva dedicarsi a tempo pieno a scrivere e a insegnare, persuase il fratello Seymour a vendere la compagnia. La comprò la Welk Music, guidata da Larry Welk, figlio del noto arrangiatore e TV showman Lawrence Welk.
Sorprendendo tutti, nel pieno rispetto delle tradizioni, la prima mossa della Welk fu cominciare a ristampare il back catalog su CD, compresi alcuni episodi oscuri come Woman Blue di Judy Roderick. Spulciando tra gli inediti delle session, spesso sconosciute, del Newport Folk Festival furono stampati CD di concerti dal vivo in cui figuravano Phil Ochs, la Baez, e gli Stanley Brothers, Pete Seeger e Mother Maybelle Carter, come pure Judy Collins e il Kingston Trio.
Le performance di Bob Dylan, Peter Paul & Mary rimasero, per volontà degli stessi, inedite.
Ma dagli archivi Vanguard saltò fuori anche l'inedito Country Joe & The Fish and Friends Live! Fillmore West 1969. Testimonianza dell'ultimo show delle tre serate, questa session includeva anche la famosa "Donovan's Reef Jam" di 38 minuti, con Jerry Garcia, Mickey Hart, Steve Miller e Jorma Kaukonen. Per la prima volta l'LP viene ora pubblicato proprio da Comet Records.
Un altro notevole prodotto delle ricerche dei Welk è il cofanetto di Joan Baez Rare, Live and Classics con 3 CD ricchi di chicche e rarità.
Sul fronte delle nuove registrazioni, la label arruolò l'ex leader della Nitty Gritty Dirt Band John McEwen, i Dillards, pionieri del bluegrass-rock, Livingston Taylor e l'ex-Plimsoul Peter Case, mentre Ian Tyson vi apportò la propria serie di cowboy-culture.
Tra gli ultimi arrivi, John Jennings, cantautore vicino allo stile di James Taylor con un passato di autore e produttore per vari artistsi quali Mary Chapin Carpenter e John Gorka, e nello stesso filone, Paul Kelly, David Wilcox e la band hit dei Venice.




Sotto la guida attuale del nipote di Lawrence, Kevin Welk, la Vanguard è impegnata sul fronte delle ristampe e delle novità nel ripsetto della tradizione, preferendo una selezione accurata dei titoli ad una produzione massificata e la label è ancora un posto che gli artisti possono chiamare casa. E dati i rapporti spesso tesi tra artisti e record company, è singolare vedere come sia vecchi che nuovi artisti siano entusiasti della indipendente californiana, che si è affidata a Comet Record per la rappresentanza in Italia con un fitto programma di release e riedizioni, anche in formato vinile 180g.
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